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Montebello
Alce Nero Cooperativa


Montebello
Una collina che non si arrende


Inizio degli anni Settanta: Gino Girolomoni, giovane sindaco di Isola del Piano, promuove iniziative volte a valorizzare l'antica civiltà contadina.

Vengono organizzati corsi di agricoltura biologica, convegni che richiamano da tutt'Italia tecnici, intellettuali e giornalisti. Vengono coinvolti personaggi illustri fin dall'inizio, come Guido Ceronetti, Sergio Quinzio, Paolo Volponi e Fabio Tombari. È da queste premesse sociali e culturali che nasce, il 13 luglio 1977, la Alce Nero Cooperativa, una delle prime esperienze agrobiologiche italiane.

Alce Nero Cooperativa voleva essere la risposta alle domande che l'esodo dalle campagne aveva suscitato: se i nostri padri sono vissuti nelle montagne e nelle colline e nei posti più sperduti, senza strade, senza acqua in casa, senza energia elettrica, senza telefono, senza soldi, ora che disponiamo di tutte queste cose, possibile che non siamo capaci di ricavare un'economia che consenta di vivere anche in quei due terzi del territorio italiano che la cultura dominante prende in considerazione solo per il tempo libero? Viene pian piano recuperato un territorio abbandonato da decenni, viene ristrutturato un antico monastero, costruita una stalla, un mulino e un pastificio.

Si alleva bestiame, si coltivano cereali soprattutto, da decorticare oppure da trasformare in farina o pasta. La fuga da questa campagna emarginata e povera viene fermata, altri agricoltori hanno voglia di riprendere la loro attività, di tornare ad abitare case abbandonate.

Nuove opportunità lavorative vengono offerte anche ad altri giovani del luogo, e dopo vent'anni una buona parte della superficie agricola del comune viene coltivata col metodo dell'agricoltura biologica. Considerando tutto questo, insieme ai suoi 30 soci, 40 dipendenti e 12 miliardi di fatturato di alimenti solo biologici (anno 2001), Alce Nero Cooperativa è la risposta a quelle domande.

All'attività produttiva si affianca una continua politica di qualità e di ricerca che ha creato, negli anni, quell'immagine di alta e consolidata serietà che caratterizza ovunque le produzioni Alce Nero Cooperativa. All'attività produttiva si affianca una continua politica di qualità e di ricerca che ha creato, negli anni, quell'immagine di alta e consolidata serietà che caratterizza ovunque le produzioni Alce Nero Cooperativa.

Ma forse ciò che rende davvero unico e prezioso il lavoro di Alce Nero Cooperativa, è l'attività culturale e di sensibilizzazione che rivolge a chi sta a cuore uno stile di vita diverso, un modo critico di vivere i problemi della salute, degli alimenti e, non ultimo, del senso della storia umana. È facile incontrare le colline di Alce Nero Cooperativa piene di scolaresche o di gruppi ospitati per far conoscere le proprie attività, la propria storia, il proprio ambiente.
 

La nostra agricoltura

L'agricoltura convenzionale nutre direttamente le piante in maniera artificiale, squilibrata, pur di ottenere grandi raccolti. Ormai si può produrre anche senza terra e senza sole: l'artificio tecnico pare sufficiente, e l'ingegneria genetica aiuta in questa direzione.

L'agricoltura biologica parte invece dai presupposti della qualità del prodotto e della salute dell'uomo e dell'ambiente. Il suolo, anziché supporto inerte da sfruttare, viene considerato organismo vivente con bisogni da rispettare. Tre dunque gli obiettivi: salvaguardare la fertilità naturale del terreno, evitare forme di inquinamento, produrre alimenti di elevata qualità nutritiva.
L'agricoltura biologica non nasce dal nulla. Ecco chi furono i primi difensori della terra, e i pionieri del biologico.

Il primo grido d'allarme fu quello di Rachel Carson, che nel 1962, con il libro Primavera silenziosa, segnalava il grave pericolo dell'uso massiccio di pesticidi e attaccava duramente scienziati e lobby chimiche. Del resto Rudolph Steiner aveva già nel 1923 previsto l'inquietante fenomeno della "mucca pazza".

Diceva pressappoco così: se si alimentano erbivori con mangimi di origine animale, le energie che questi solitamente usano per trasformare i vegetali in carne, troveranno in qualche modo sfogo sul loro cervello facendoli impazzire.

Anche Konrad Lorenz, premio Nobel per la medicina nel 1973, ha denunciato con un paio di libri la "rovina ecologica" provocata dall'uso sconsiderato della chimica e dalla superficialità di coloro che detengono i poteri economici e industriali, totalmente genuflessi alla logica del "tutto e subito". 
 In Italia abbiamo avuto, all'inizio degli anni Settanta, due benemeriti scienziati: il professor Cesare Maltoni, per le sue ricerche in laboratorio sulle cause e i rischi dell'inquinamento di aria, acqua e cibi. E Aldo Sacchetti, autore di un libro davvero interessante: L'uomo antibiologico (Feltrinelli).

Ma non possiamo dimenticare in questo contesto, la voce di Guido Ceronetti, che da quarant'anni denuncia il disastro: "Né fascismi né comunismi si sognarono, nel loro delirio, di livellare i consumi alimentari e di dare norme di ferro sugli ingredienti, i componenti, la fabbricazione, la quantità da produrre, al punto da snaturare integralmente il prodotto. Al peggio non c'è mai fine e l'Unione Europea si sta dimostrando portentosa fabbricatrice di peggio. È naturale che Bruxelles e transgenico vadano insieme: è la fase ultima, la soluzione finale".

Il pioniere dell'agricoltura biologica europea può essere considerato sir Albert Howard, che negli anni Venti comprese i pericoli connessi all'uso massiccio di pesticidi e concimi chimici in agricoltura. D'altra parte già Justus von Liebig, colui che inaugurò nel 1840 l'agricoltura industrializzata, verso la fine della sua vita si pentì prevedendone gli alti rischi.

Pur vivendo in un'isola giapponese, Masanubo Fukuoka ha suscitato grande interesse anche in Europa con il suo libro La rivoluzione del filo di paglia. Oltre che all'utilizzo della chimica di sintesi, egli si oppone anche all'intervento meccanizzato in agricoltura, proponendo una semina sui campi non arati, semplicemente ricoprendoli con pula e paglia. Altro diffusore del biologico è Claude Aubert che negli anni Settanta, dopo aver pubblicato un libro di grande successo, L'agricolture biologique tiene, in Francia soprattutto, ma anche in Italia, numerose conferenze.

Certo in Italia molto si deve anche a Ivo Totti, che negli anni Sessanta convertì in agricoltura biologica una grossa azienda agricola emiliana, sulla quale aveva già lavorato a lungo da tecnico agricolo. Ormai anziano, alla fine degli anni Settanta, Totti chiuse bottega, dedicandosi totalmente a diffondere, presso le nascenti aziende biologiche italiane, le sue conoscenze e le sue esperienze. Il bestiame da latte che aveva, lo acquistò la Alce Nero Cooperativa, che stava iniziando proprio in quegli anni la sua avventura, e che da questa eredità trasse insegnamento e riferimenti certi.

Dai campi alla tavola
 
I nostri prodotti nascono nei campi, sono cioè frutto della nostra attività agricola prima di tutto, rispettosa delle norme dettate dal Regime di Controllo CEE per l’agricoltura biologica. Grazie al rispetto di adeguate rotazioni colturali e all’utilizzo di letame , sostanze organiche e sovescio (interramento di piante ricche di azoto), possiamo vantare ottime produzioni, eliminando completamente l’uso di concimi chimici, pesticidi e diserbanti. Ciò significa: totale assenza di residui tossici nei prodotti, notevoli benefici per la salute di chi se ne alimenta e salvaguardia dell’ambiente.

La colina biológica de Alce Nero Cooperativa  

 

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